Due parole su Vedo Beat
Mi sento di dire che questo Vedo Beat è proprio un figlio mio. E’ nato di getto, come le cose che sanno già come andranno a finire.
La parola “beat” mi perseguitava, anche in agguati notturni. Non capivo che cosa c’entrassi io col beat finchè un giorno non incontro un volumetto di Stampa Alternativa dal promettente nome “Mondo Beat”. Le poesie, le storie, le curiosità contenute in quei piccoli libri mi sono sembrate talmente familiari che legarle ai miei pezzi era ovvio se non doveroso, almeno per me.
Una volta partito questo processo di ricerca mi sono avvicinato anche agli autori di quel tempo. Quelli che usavano l’ironia, a volte amara, per raccontare la condizione dell’uomo moderno, stretto tra consumismo e lassismo mentale.
I capelloni da una parte, i grandi pensatori dall’altra, ed io come insolito mediatore-provocatore inserito nei grandi temi comuni alle due parti; Libertà, Reazione, Pensiero. Ho scoperto con sorpresa che la mia musica già cercava di dire tutte queste cose, e il poter mettersi in bocca le parole di Ennio Flaiano, di Marcello Marchesi così come quelle dei “beats”, non ha fatto altro che spiegare ancora meglio ciò che volevo raccontare con Vedo Beat.
Ne è scaturito un disco quasi parlato, dove la parola fa la parte del leone, e la musica è un accessorio di lusso. Non ci sono i suoni del beat e degli anni ’60, ma il suo pensiero e la sua moderna attualità.
Si parte dal gioco per raccontare di mondi fantastici, psichedelici, e si atterra nella realtà di tutti i giorni, dove la lotta per la sopravvivenza intellettuale, per la libertà di esprimersi, si fa sempre più ardua. Difficile oggi come nell’era beat.
Francobeat.net
Francobeat è un cantautore, a volte un cantastorie, a volte è un vincente, a volte un battuto, un beat. L’idea è quella di “guardare” all’Italia del Boom Economico, nei suoi aspetti più intimamente ribelli. Fra il ’64 e il ’67 è esistita una beat generation italiana, quella condotta dai capelloni e dai provos, gente che con poche cose in mano correva nel mondo, a portare una idea di libertà, di cambiamento. E’ l’Italia stretta tra gli slogan pubblicitari e il pericolo di un conflitto nucleare, di una politica chiusa nelle viscere dei prodromi di quello che oggi chiamiamo “globalizzazione”.
