Lampobeat
Un giorno apro la posta e mi trovo una mail di Gianni De Martino! Chi ha visitato il sito sa già di chi stiamo parlando, chi non lo sa può documentarsi alla sezione Link! Dopo un breve scambio di mail, con la speranza di incontrarci presto sulla stradabeat, ho deciso di mettere in circolazione questo racconto che vi affascinerà...Onorato di sapere che un pezzo di quel "Mondo Beat" è vivo e che ora siamo in contatto!! Grazie Gianni.
Francobeat
Nome: Gianni De Martino
LAMPOBEAT ovvero A TANGERI NEL COSMO di Gianni De Martino redattore-capo di "Mondo Beat" a Francobeat
La definizione migliore della beat-generation l'ho trovata in un libro di Alan Watts sul buddismo americano ("Questo è tutto", ed. Arcana, 1973). Secondo Watts beat è la non-partecipazione all'American Way of Life: "una rivolta che non si prefigge di cambiare l'ordine esistente, ma semplicemente se ne distoglie per trovare il significato della vita nell'esperienza soggettiva anziché nel riconoscimento oggettivo". Sì, credo proprio che qui ci siamo, che questa sia stata la questione centrale per il Kerouac degli anni '40-'50 come per gli insofferenti liceali italiani degli anni '60.
Quando ci abitava Lampobeat, alla fine degli anni Sessanta, Tangeri somigliava a un immenso formaggio fluorescente attraversato da una folla mistica di giovani viaggiatori di tutte le nazioni o forse di nessuna. "Dateci i sacchi a pelo e tenetevi le bandiere". I ragazzi avevano i capelli lunghi, e le loro donne indossavano gonne coloratissime, stampate a fiori enormi, tremendi. La colonna sonora era offerta dai Figli di Lucifero e dai Beatles. " Papà, la nostra bambina se n'è andata come ha potuto farci una cosa simile? " La musica andava, le vele si gonfiavano di chitarre. E dai minareti tozzi, quadrangolari, si levava cinque volte al giorno la voce del muezzin. Non era un usignolo, ma una specie di gracchiante richiamo all'ordine, ripreso all'unisono da tutti i minareti e dai latrati dei cani dei quartieri. Il cielo di Tangeri diventava allora scipito e blu, come forse sono tutti i cieli in cui vige una religione di Stato. Erano i tempi della droga , del viaggio in Oriente e dei cammelli folli che scalpitavano nei cortili. Nei villaggi del Marocco, i fellah davano un sacco di legnate ai capelloni che facevano pipì nell'acqua delle sorgenti. D'altra parte, i musulmani che rompevano prima del tempo il digiuno del Ramadan non venivano denunciati alla polizia religiosa; e i kuffar, gli infedeli e ingrati verso Allah, non venivano perseguitati. Quanto alle donne, potevano andare in giro a viso scoperto. Nelle campagne di terra rossa dell'interno vigeva un islam bonario, ospitale e conviviale. Era un islam molto diverso da quello feroce dei fratelli musulmani che oggi nelle moschee di Tangeri, di Casablanca o di Milano gridano così forte morte morte morte alle orecchie del loro Dio - una specie di Saddam Hussein cosmico. Allora un caldo vento erotico soffiava dalla costa Ovest degli Stati Uniti. E Lampo - appena scampato all'incendio della tendopoli di via Ripamonti a Milano ad opera dei lanciafiamme del S.I.D. ( Servizio Immondizie Domestiche) - si era unito a una banda di adolescenti appena sbarcati a Tangeri. Il faccino liscio e tondo come un culo di bambino ( che Dio ci conceda di morire a nostro modo), Lampobeat era convinto di poter mettere fine alle guerre, all'ingiustizia e alla miseria. Era nato a ridosso dei campi di sterminio dell'Europa, la sua culla era stata illuminata dal riverbero rossosangue della Bomba atomica sganciata su Hiroshima, avevano appena tentato di farlo fuori con il D.D.T. come uno scarafaggio, ma egli credeva comunque di appartenere alla prima generazione civilizzata del pianeta. Insomma, eccolo fuori casa, in un deserto metà bruno e metà azzurro, lanciato sulla via dei fiori sempre freschi, della pace perpetua e dell'amore universale. Chissà chi gli aveva messo in testa quell'atroce idea. Forse Topolino, Timoty Leary, Mondo Beat. Ad ogni modo, quel contestatore di tradizioni e convenzioni si sentiva molto alto e cool ( come diceva sornionamente Fernanda Pivano), in perfetta sintonia con le vibrazioni della radio pirata di Psiche e soprattutto innocente. Di un'innocenza impudente, primordiale, imbarazzante da ricordare. E, lanciato il vero grido del cuore, si era messo a correre a rompicollo per sfuggire ai padri, ai preti e ai mullah che cercavano di mordergli le gambe. Lampo avrebbe saltato oltre il muro dell'antico giardino. E lo avrebbe fatto di sorpresa, astutamente, facendo maramao al Cherubino con spada fiammeggiante. Forse Lampobeat non sapeva che l'innocenza è ancora più antica e criminale della colpa. In ogni caso, aveva iniziato il pranzo della vita dalla frutta, dal Frutto proibito naturalmente. Il razzo dell'LSD era stato appena lanciato e Lampo seguiva ad occhi spalancati il rapido passaggio delle creature iperluminose e del loro purissimo bianco. La famosa sostanza - un cristallo in soluzione liquida - era appena arrivato da Londra, l'avevano portata gli amici di Martine , insieme ai gilettini da Carnaby street, certi cappellini da paggio e molti molti poster di Shiva, di Ganesha e di Visnu. Ecco uno studente anni sessanta fuori di testa, costretto nel laborioso ronzio di un universo di energie sul quale egli non ha alcuna presa. E improvvisamente l'impressione, o piuttosto la concreta percezione che la ruota fosse, nel suo vorticoso fulgore, assolutamente immobile. Sospendendo il fiato, come uno yogi o un feto, Lampo lasciava che tutto ardesse. Era una buona occasione per mollare tutti i vecchi attaccamenti all'io e al mio. Se tutto scorre ed è fuoco cosa vuoi salvare? Il tuo frigorifero? Il televisore? La seicento o la seconda casa al mare? In prossimità di quel cespuglio di fuoco. Così pericolosamente vicino al segreto delle energie mutanti con quei loro caratteristici ritmi tambureggianti di distruzione e origine. Meglio togliersi le scarpe, gli stivaloni di cuoio, appena comprati a Madrid, o i sandali freschi di bosco. Ecco perché nessuno più vedeva Dio, perché nessuno osava più chinarsi fino al suolo: la faccia per terra, nell'acqua viva della creazione ad ogni istante nuova, sorgente. Lampobeat socchiudeva gli occhi per vedere più chiaro il mondo e fu così, tra illuminazione e abbaglio, che fu avvolto dal soffio dell'Eterno. Credette poi di percepire un odore di rose e d'incenso levarsi dalla terra. Tutti gli alberi del Paradiso ardevano dolcemente, senza bruciare. Era difficile, quasi impossibile tenere il registro delle vertigini, tanta era la profusione di dèi, di fate e di elfi con il tipico berrettino a punta. Per non dire dell'irrompere, a ondate, degli angeli alti come grattacieli, con enormi e scintillanti vesti e occhi elettrici sbarrati. Erano i tipici occhi degli angeli che, chiusi, sembravano aperti, e, aperti, sembravano chiusi. Aperti o chiusi che fossero, subito poi quegli occhi svanivano in puntini ondeggianti, fosforescenze azzurrine, voli di farfalle. E c'erano quegli immensi prati verdi, in cui si distinguevano miliardi di fili d'erba che che al soffiare del vento sembravano inchinarsi al loro Creatore come tanti punti di domanda: ????????????????????????? Insomma, il mondo appariva ai picchiatelli in trance come un flusso di colori e di forme luminose. Per un attimo, come se fosse su qualche belvedere immenso o chissà quale loggione, Lampo assistette alla danza lieve e immacolata dei beati. E dovette trattenersi dall'applaudire, quando una vocina - presumibilmente l'Angelo custode - gli suggerì che forse non era quello il caso di rallegrarsi come uno gnostico di veder passare il mondo. " Qui dove non c'è dove - diceva l' angelo - nessuno applaude, trascina, spinge o pianta qualche sporca bandierina". II La testa acida subiva molti cambiamenti, e fra miliardi di aurore boreali e arcobaleni scintillanti che erano mandala tridimensionali, grovigli di diamanti, perdeva quella fede, così comune, nella sostanzialità degli oggetti di cui i sensi danno continuamente informazioni. Lampo non credeva nella sostanzialità di un io, di un mio o di un Dio, di cui i concetti coprivano la luce della mente. E tuttavia un "io", un "mio" e un "Dio" esistevano davvero, solo che non erano lì per occuparsi di sconfitte o di vittorie. Tra le stelle di Dio e gli abissi dell'Accusatore, aureolato da un tipico sex appeal spettrale, Lampo chiudeva di nuovo gli occhi per vedere più chiaro il mondo. C'erano vette e baratri a perdita di vista, miriadi di altopiani scintillanti all'infinito. " L'infinito? Scusatemi se m'intrometto, mi chiamo mister Square, un povero diavolo - ma cosa ci fate nell' alaya-vijnana, tutti nell'innerspace ! " In trance, il picchiatello contemplava il mistero del Forno. Lo chiamavano trip in gergo canagliesco. In altri tempi, più romantici, era l'abisso: quando da tutti gli orizzonti si rovesciava su di noi ciò che non potevamo nominare, e nella mente del viaggiatore ancora risuonava il grido di Baudelaire: Ah, ne jamais sortir des Nombres et des Etres ! Per tranquillità Lampo lo chiamava l'inconscio, ma tale termine non diceva niente di quello scintillante presepe, di quei miliardi di grumi di energia che, dietro di essi, nascondevano ancora miliardi di arcobaleni e di aurore boreali. Dalle nuvole dai bordi dorati del cielo di Tangeri, poco fa diventato una cupola di fuoco ardente, si affacciavano miliardi di dèi. Gli dèi del giorno e della notte arrivavano fitti fitti, alti come grattacieli ondeggianti, uno dietro l'altro in una lunga teoria iperluminosa, che, dietro di essa, rivelava infiniti altri corridoi di luce chiara. Fu allora che per non disperdersi nel politeismo dell'esperienza, Lampo si ricordò di suo padre e di sua madre, e smise di vagare tra vette e baratri come un disertore che abbia perso il contatto con il quartier generale. Una notte sognò il padre che gli chiedeva " ti ricordi di me?", mentre sua madre lo prendeva per la manina e lo riportava finalmente a casa. Forse era Madre Terra viva dentro tanti picchiatelli, era lei che chiamava tutti i suoi figli a casa: quelli seduti umilmente sulla soglia di casa e quelli perduti che giocavano in cielo. Insomma, una forza, un acido, forse un desiderio più alto e più veloce della morte abituale faceva esplodere il nodo delle norme e spostava i linguaggi. Non era l'eroina dei reduci tornati traumatizzati dal Viet Nam, ma un giovane sacramento, un vero e proprio tabù. L'acido o LSD appariva come un arrosto di porco tra un cristiano e un musulmano, un antenato cotto a puntino tra un cannibale e una suora missionaria, una cartina di tornasole per diagnosticare i divorzi culturali tra chi era in e chi era out. Occorreva assaggiare quel radicchio allucinogeno, mangiare quell'insensata radice e andare oltre, sempre oltre. Anzi PIU' OLTRO, come Lampo aveva scritto a grandi lettere fluorescenti a spruzzo sulla fiancata del suo pulmino psichedelico. PIU' OLTRO ! Alla fine della storia, c'era la pace, la bellezza, un mondo aurorale, simile a un racconto di fate. E tutto e tutti sarebbero stati accolti come voleva il cuore. Quaggiù il secolino tramontava fra violenza e brutalità, così com'era cominciato. Era un secolo stufo del Paradiso e si sarebbe accontentato solo di un po' di Disneyland. Ma i giovani no, non volevano l'aspirina globale e planetaria. Loro volevano la fresca luna e il sole, volevano mari azzurri e monti, esigevano tutto e subito. Un desiderio dissidente? Un movimento verso l'assoluto? Dalle scuciture del mondo filtrava una tiepida luce dorata, e Lampobeat pensava alla luce bianca fluorescente dell'interno, così vivida da ricordare le esperienze di pre-morte descritte dalla Kubler-Ross. Gli adolescenti fuggiti da casa avevano sete di autenticità . I corpi dei giovani capelluti non volevano più appartenere alla famiglia, alla scuola, all'oratorio. I corpi si liberavano, tendevano all'ultracorpo. Non sarebbero mai diventati carne prudente, impaurita e che invecchia. Ma per non diventare una cartolina illustrata, bisognava cospargersi il corpo di olio di argan . E per non diventare vecchie tartarughe , bisognava correre, correre. Tutti verso una nuova casa, nella casa celeste, per uno stufato da consumare in armonia? Va', citrullo! Così diceva mister Square, brontolando nella sua testa calva. Evidentemente quando si è giovani, lisci, freschi e piacenti, non c'è alcuna festa perduta nella memoria. Così anche Lampo correva verso palme sbilenche in lontananza. Correva non tanto dietro le ragazze o i giovanotti, ma proprio dietro la vita stessa; chiedendosi perché mai la vita dovesse essere così malata e chi aveva fatto ammalare persino l'idea di vita. Oh, carovane! Poter partire con voi, carovane! Egli correva verso l'Oriente e i rigagnoli d'Oriente. Dove non c'è dove e una grande festa si leva dietro il sole! Basta! Stanchi dei demoni del Novecento, ora i giovani come Lampo avrebbero cominciato ad affliggere il mondo con i loro Angeli. III Angeli venuti da tutti gli orizzonti , studenti con gli occhi un po' rossi per la polvere, danzavano tra i falò accesi dagli hippies sulla spiaggia. Accesi da un altro fuoco, i pantaloni a zampa d'elefante e tanti ciaffi colorati , avrebbero superato per magia la barriera delle classi, dei sessi, delle razze e delle lingue. Lampo, stupendamente fresco, ma anche gloriosamente ingenuo, non aveva ancora conosciuto la morte e la tragedia, e ogni cristallo di sabbia brillava. I bongo, le chitarre, gli scialli profumati al patchouli, ogni cosa veniva presa da una specie di ascensione spiralare, un'erezione generalizzata. I ragazzi , i corpi bruni patinati da sempiterne voglie sessuali, talvolta lasciavano le compagne con i fiori nei capelli e giocavano a pallone sulla spiaggia di Tangeri con un cartone di latte "Gloria". Il sole giocava con i suoi raggi sugli ombelichi dei ragazzi. Che cosa potevano fare quei corpi se non alzarsi in volo un po' per questa e un po' per quello? I ragazzi avevano labbra rosse, pericolosissime. Mio Dio! - si sorprendeva a pensare Lampo. - Vuoi vedere che finirò anch'io con l'adorare il cazzo? Mah! Si vede che noi psichedelici siamo onnilaterali, panerotici e naturalmente shivaiti. Ad ogni modo, i ragazzi erano così belli e cool che avrebbero fatto venire un'erezione persino al papa. Con le ragazze la cosa era più impegnativa, sembrava d'imbarcarsi in una lunga navigazione in mare aperto. Ci sarebbe stato tempo, più tardi, per integrare a poco a poco passione e tenerezza per una donna, in una creazione comune di vita. Nel frattempo, con i ragazzi tutto sembrava più semplice, era come una corsa sulla spiaggia o una tranquilla passeggiata in campagna. Lampobeat amava i viaggi per mare, ma gli piaceva anche la terra ferma. E , mosso da una curiosità spinta, si chiedeva cosa potevano i corpi. Per sapere cosa potevano i corpi, gli adolescenti non avevano bisogno di leggere Leibniz. I ragazzi che si amavano credevano di vivere cuore a cuore con tutti i loro amici nell'universo. E avevano forgiato praticamente un'elasticità nuova, una scioltezza che avrebbe permesso loro di essere ovunque, di attraversare le nomenclature, di fare irruzione dove non li si attendeva, come una virtualità erotica ed amorosa permanente, alternante, aperta, sfarfallante nei deserti e in connessione permanente con tutti i corpi dell'universo e tutte le stazioni pirate di psiche. Invece di coltivare un corpo idealistico e d'impalarsi sui simboli, era stupendo andare su quelle dune di sabbia calda e , toltisi i costumini bagnati, scopare semplicemente e teneramente alla pecorina, di sponda, alla cosacca e, già che ci siamo, addirittura alla berbera ( spiegherò un'altra volta cosa significa scopare "alla berbera"). Viaggiare, scrivere e fare musica, scopare e fare surf su cavalloni immensi, chi non avrebbe voluto fare come Lampobeat ? I giornali square delle teste calve dicevano di quei giovanotti tante cose stupide e avvilenti. Tipo: " Droga, Sesso & Rock and roll". Si diceva anche che la loro arte psichedelica e la loro scrittura, assolutamente reale, fosse esente dal culto dello stile. " I massimalisti del vagabondaggio mentale mirano a vivere in un'orda giovanile soprattutto omosessuale". Che prospettiva invadente e riduttiva, osservavano i ragazzi. Non bastavano le piattole? Occorreva anche beccarsi quelle vecchie parole, insieme a chissà quale altra orribile suggestione? Bisognava parlare piuttosto di "love-in", di gloria del sesso multiplo e di orgia sacra. E togliere dal vocabolario tutte quelle parole simili a serpenti che soffiavano sulle loro teste, vecchie parole sibilanti che avrebbero voluto farli sentire tutti stupidi, brutti e depressi come quando s'indossa un vecchio cappotto. Lampo era un adolescente che faceva le prime scappatelle ed esplorava quel mondo con tutti i sensi aperti, ricavandone - nella discontinuità delle sue passeggiate tangerine da un corpo all'altro - piccole eternità di godimento e qualche piattola. Niente di grave: la sifilide che aveva reso imbecille Baudelaire era stata sconfitta dalla penicillina, l'Aids che avrebbe avvelenato i piaceri dell'amore era di là da venire e il Mom costava pochi dhiram. A Tangeri la vita era semplicemente favolosa e non era cara. Lasciata la letteratura a quei coglioni dei suoi amici che non avevano sentito il richiamo del mondo fuori dalla porta, forse Lampo era un mutante. In ogni caso, stava contribuendo ad inventare dei costumi caratterizzati da un certo timore per il sesso, un eccesso di lamentazioni per come andava il mondo e un costante interesse per sogni e visioni. IV Sulla spiaggia, fra le zazzere bionde, nere o rosse serpeggiavano lingue di fuoco. Nelle stanze dei piccoli hotel della medina, sorgevano muri egizi, aztechi e marziani di visioni. La famosa sostanza - un cristallo in soluzione liquida appena arrivato da San Francisco o da Londra - faceva ormai tra spartiacque, come già detto, tra chi era "in" e chi era "out". E diagnosticava i divorzi culturali. Era un gran movimento sacrificale, obliquo e planetario, quelle turbe gravi somiglianti alla pazzia, quelle visioni di carri di fuoco nel cielo, quei soffi che simulavano lampi e tuoni che erano apparizioni di montagne, ondate di albe d'oro e di roveti ardenti, rapide cascate d'oro liquido e fontane di gloria zampillante. Flash di luce gessificata come negli antichi quadri, griglie atroci per la sensibilità e la coscienza; e il tunnel, il famoso tunnel e il fulgore del ponte arcobaleno visto dopo l'uscita da quel collo di bottiglia un attimo prima delle estasi, o delle pseudo-estasi. Niente era davvero cambiato, il mondo restava sempre immenso, desolato e magico. Ma la stanza era come trasfigurata. Il poster raffigurante la mano di Fatima, attaccato alla parete con povere arruginite puntine, era luminoso. E anche il poster di Ganesha, lasciato lì da un ragazzo che l'aveva portato da Kathmandu, aveva un rilievo straordinario. Lo spazio che separava una teiera sbrecciata sul tavolo da un piccolo bicchiere, era limpido come cristallo, e vibrante. Lampo era colpito dalla bellezza delle cose, dalla loro armonia. Ogni oggetto era bello e s'integrava in un insieme armonico connotato da un tempo senza centro, vibrante. Lampo gioiva, come per il ritrovamento di un immenso senso globale, non più frammentato. Un bellissimo Cristo-Dioniso danzava sul cadavere del tempo morto. Ogni più piccola cosa vibrava d'intensità prodigiosa ed aveva un posto nell'universo, faceva parte di un insieme vivente, estremamente fragile e prezioso. Nel frattempo, in quel breve intervallo di meraviglia, bisognava vivere. V Il giorno in cui Martine Couderc, la sua ragazza, lo lasciò per seguire Mohamed, un sedicente uomo blu simile a un satiro peloso che l'aveva convinta a seguirlo a Zagora, nel petto di Lampo si aprì un piccolo foro. Ah, la vita amorosa è veramente difficile, quando si vive in modo irregolare! "Male al cuore ?" , chiedeva Sadia, la padrona di casa salita sul terrazzo a spandere i panni. Proprio allora dal minareto, sotto un cielo di panni stesi ad asciugare, si levava la voce gracchiante del muezzin, seguito dall'abbaiare di tutti i cani del quartiere. " Che cosa?", faceva Lampo, mettendo una mano a coppa dietro l'orecchio. Sadia, che tutti a Tangeri chiamavano Goldie, per via dei denti d'oro che rilucevano in trasparenza attraverso il velo, sorrideva. Si era appena accorta che il petto del suo giovane inquilino era ricoperto da un'armatura di piccoli lampi. Tutti siamo stati abbandonati, ma abbiamo voluto dimenticarlo. Nel petto del giovane Lampo si apre ancora un piccolo foro. E' solo una piccola ferita, narcisistica volendo. Ma incomincia a soffiarvi dentro un vento terribile, sentimentale, capace di spezzare aghi di acciaio. " Che cosa?", chiede ancora Lampo mettendosi una mano a coppa dietro l'orecchio. E Goldie lo chiama giù da basso per uno stufato. L'odore di cannella, di kif e di peperoni farciti arriva fin su in terrazzo. Lampo chiude gli occhi, per vedere più chiaro il mondo. Egli abita l'immensità di una coscienza a Tangeri nel cosmo. E la voce di Goldie gli risuona dentro : " A casa, a casa ! Lampobeat vieni giù dabasso, a casa per uno stufato!" Il corpo di Lampo era a qualche distanza, a un tempo massiccio e slegato, denso e tuttavia leggero, con la testa fluttuante liberamente altrove. Occorreva rimettere la testa sul collo. E tutto accadde semplicente, senza sforzo. Esisteva una gioia ancora più profonda della morte. E qualcosa, in lui, era libero. I piedi di Lampobeat si posarono al suolo, e il suolo, dolcemente, andava loro incontro.
Gianni De Martino www.giannidemartino.it
