Apparizioni
Ed ecco scattare sulla fascia sinistra Francobeat che impugna il microfono e con destrezza risolleva la partita! Eh già, i primi concerti di "Vedo Beat" sono stati proprio divertenti. Lo start è stato il 5 aprile al Diagonal, dove la cortesia di Lorenzo ha permesso un lauto incontro coi giornalisti nel pomeriggio ormai caldo, e una serata davvero divertente soprattutto quando tutto il bar era girato verso di me! Ho molto apprezzato i pochi (ma buoni) giornalisti e addetti ai lavori che ho visto seguire con curiosità lo show-case del pomeriggio, in un clima rilassato ho snocciolato le mie pillole-beat, con la consueta incoscienza che mi accompagna come il buon bicchiere di vino che ho sorseggiato con gli astanti. Grazie a tutto il Diagonal e a Roberta, il mio manager?!?
Che dire del 21 aprile, invece, al Mega Forlì, dove il buon Marco Viroli ha pensato bene di concedermi uno spazio-beat fra gli scaffali dei dischi, fra cui il mio "Vedo Beat" a svettare rosso come mai! Bello il video di "Sistemo Tutto" proiettato su 9 TV di quelle moderne a fare da sfondo psichedelico fra i neon, un palco improvvisato e qualche desolato passante. Un mini-concerto che sembrava proprio un happening, se happening è anche suonare in luoghi "atipici".
Anche qui grazie agli amici sopravvissuti dai vari ponti di questo aprile italiano così movimentato! E grazie, lui sa chi è, al prestito dell'impianto per l'amplificazione...
Presto sul sito qualche foto ricordo di questi primi bei concerti di Francobeat e gli Automobilisti che indomiti mi seguono! Grazie a Michele e a Guido!
Ciao ciao....
Francobeat.net
Francobeat è un cantautore, a volte un cantastorie, a volte è un vincente, a volte un battuto, un beat. L’idea è quella di “guardare” all’Italia del Boom Economico, nei suoi aspetti più intimamente ribelli. Fra il ’64 e il ’67 è esistita una beat generation italiana, quella condotta dai capelloni e dai provos, gente che con poche cose in mano correva nel mondo, a portare una idea di libertà, di cambiamento. E’ l’Italia stretta tra gli slogan pubblicitari e il pericolo di un conflitto nucleare, di una politica chiusa nelle viscere dei prodromi di quello che oggi chiamiamo “globalizzazione”.
