Francobeat partecipa a Luoghipersonecose
Luoghi: Antonio Gramentieri (chitarre depistanti) + Gian Ruggero Manzoni
Persone: John De Leo (voce) + Sabrina Foschini
Cose: Francobeat (manipolazioni) + Marinella Bonaffini + Marco Rebeschi
Luoghi+persone+cose: Simone Pelliconi (computer)
LUOGHIPERSONECOSE
Il paesaggio viene prima delle persone; dall'incontro di luoghi e persone nascono le storie: le cose trattengono frammenti di queste storie.
> LUOGHI
- Il paesaggio come corpo, ferita e sentimento
Il luogo e' come un corpo concavo che raccoglie, trattiene e riflette. Ci ignora; ci abbraccia e contiene. Come corpo di persona amata e' frugato, percorso dallo sguardo e scandagliato; l'occhio corre e si posa in una stupita e rapita esplorazione che e' tentativo di disegnare, ordinare e numerare una mappa. Una mappa che va continuamente aggiornata e rivista, forse nella speranza di impadronirsene e impossessarsene in maniera definitiva.
Tenere il paesaggio, catturarlo tra gli occhi, impigliarlo nella retina, per poi servirsene quando c'e' bisogno di aperture, slarghi e dettagli (tra micro e macro visioni, dallo sconfinato al piccolissimo). Nella contemplazione, il paesaggio diviene finestra interiore, dell'osservare necessario e forse indispensabile (l'uomo senza paesaggio e' il prigioniero).
Il paesaggio come desiderio, il paesaggio desiderante; e' la percezione che inquadra e fa il paesaggio, lo ingentilisce, ricostruisce e lo abbatte senza sosta, lo modella e viene modellata a sua volta; ma e' anche il luogo stesso che guida sguardi e pensieri e da qui la sensazione di essere sempre superati da esso, eppure quasi indispensabili perche' la meraviglia non sia inutile. Noi siamo il paesaggio e il paesaggio e' una coscienza intatta che ci sovrasta; dell'impossibilità della natura e di pensarla senza manometterla. Essere mangiati dal paesaggio e' forse l'unica possibilità; sparire in esso la forma piu' alta per riconoscerlo.
Ma il paesaggio e' anche luogo del dolore perche' come il corpo e' il luogo politico per eccellenza, lo spazio della violenza, della brutalità e dello stupro. Il paesaggio disperante e indifeso, il paesaggio rotto e di brutture.
Come riappropriarsi del paesaggio se questo, in un assurdo rovesciamento di "ruoli", e' divenuto sordo, estraneo e quasi inesistente, puramente mentale e già visto, luogo insensibile e cartolinesco? Come proteggere una biologia che ci contiene, che e' materia e astrazione al tempo stesso; come perdersi in esso per salvarci? L'illusione dell'empatia pur sapendo che si tratta sempre di un rapporto di forze, potere e sottomissioni? Rinunciare a costruire? Una preghiera (in cui crediamo rientri il gesto dell'artista)? Piangere il paesaggio, resuscitarlo con una lamentazione?
Forse ancora un paesaggio fatto dall'occhio animale, che subisce, si adatta ed adegua in maniera lineare, senza pensieri o volontà. Di occhio solo registrante, di corpo che ha perso le parole, solo di passo e respiro: un movimento, forse nessuna emozione. Sopravvivenza che ristabilisce e mette ordine. Di quiete e tempesta, di vento e sonno. Infine schiacciante.
> PERSONE
- Scritto sul corpo: il corpo come paesaggio e geografia
Il corpo e' una stanza, una casa con porte e finestre, un luogo; un luogo liquido e minerale che costantemente e incessantemente aggiusta, disegna, mangia e ridefinisce i propri confini: una superficie soggetta, scrivibile e percorribile, violata da segni, tracce e mutilazioni (ognuna di queste scie dolorose racchiude segretamente una storia). Carezze e sguardi che si sovrappongono, stratificano e cancellano in una stupefacente e meravigliosa geologia. Geologia e geografia, profondità e superfici; il corpo e' un abisso, paesaggio che inghiotte e, al tempo stesso, confine, margine puro, di interno buio e cavernoso, nucleo inaccessibile, dove l'aria si fa fuoco.
Qualcosa che in qualche modo sta in mezzo, ha un peso ed occupa uno spazio; un ingombro che lascia e accumula, perde e cresce continuamente. Lieve, con gravità. Respiro. Dove finisco e dove comincia l'altro, il fuori? Quando finisce un corpo?
Corpo e volto amato in cui sperimentiamo la sensazione familiare e rassicurante del ritorno a casa e pure dello smarrirsi e perdersi nel dettaglio, nel e del particolare che diventa gigantesco, infinito, sconosciuto, disintegrante e imperscrutabile: cicatrici e rughe come strade, vene e capillari come fiumi, nei come costellazioni, occhi come laghi, tessuti e buchi sprofondanti (bocche, pance, nervi, capelli- ). Il corpo e' un mistero, un'archeologia. Scendere, dentro; entrare. Terra umida, radici. Contenere e essere contenuti-
La pelle e' un velo, pagina, diario, deserto immenso che ricopre e si stende su e in un paesaggio in cui si aprono pianure, montagne e foreste. Una superficie ora opaca, ora semitrasparente, ora in grado di riflettere: un lenzuolo leggero, una buccia, una lama, una frontiera. Noi vediamo, tocchiamo e succhiamo la parte morta di questo incanto. Innamoramento e perdita.
Nelle ossa poi si trovano tutte le forme come in una specie di alfabeto: armi, fragili fiori, curve e spigoli, fiamma cristallizzata e rami. Architetture e sistemi, palinsesti e meccanismi. Un paesaggio da salvare e custodire, una ferita senza la quale e' impossibile la bellezza. La cura e' la ferita; rappresentare ancora.
> COSE
- Polvere (delle storie e della memoria)
Gli oggetti conservano una memoria che ci supera e forse ci contiene, ci fa sopravvivere e salva. Una memoria che puo' paralizzare come veleno, che ci rende riconoscibili e percio' vulnerabili; ma e' in questa vulnerabilità che risiede il fascino e la vertigine, il nostro essere storia di terra e carne; il nostro tentativo e sforzo di essere irriconoscibili. Le cose ci resistono, si identificano con le nostre debolezze e fanno la nostra instabilità invincibile. Un animismo?
Essere parlati dalle cose, vivere nelle cose: in un presente comunicante con le parole e i gesti che ci hanno preceduto. Perche' le cose aprono lo spazio e scardinano il tempo: ci collegano, sono piste di atterraggio che fanno il ricordo vivo e tangibile, carnale e odoroso, percepito dai sensi.
Una rinascita, perche' le parole sono cose e cuciono e ricostruiscono.
Massimiliano Fabbri
