Franco“beat”Naddei
Io sono Francobeat, cioè adesso sono Francobeat, prima ero Franco Naddei.
Anche adesso sono Franco Naddei ma mi faccio chiamare Francobeat, così, per vezzo artistico. E se siete arrivati qui forse volete sapere qualcosa in più su di me senza che appaia un tipo borioso, credo.
Ad ogni modo tutto cominciò nel lontano 1972, in piena estate. Venni alla luce sviluppando con la mia voce nuova fiammante un Si quarta ottava prolungato e strillato. Da lì in avanti è stata tutta in salita.
Suonare ho sempre suonato a caso a casa. Col naso, no col piano. Ma quando è stato il momento di monetizzare, cioè guadagnarmi da vivere, ho pensato che potevo anche fare il fonico ed appendere il mio bel diploma inutile. Lavoro sì ma musicale, mentre stavo diventando Francobeat (anche se non lo sapevo ancora).
Ho iniziato seriamente nel ’90. Nel '91 formai con due amici gli Arianera, gruppo di tecno-pop “dedito alla ricerca sonora in campo elettronico”. Nel '93 ottenemmo il primo contratto discografico con l'etichetta "Contempo rec." di Firenze, e sempre a Firenze registrammo il disco, prodotti da Paolo Favati dei Pankow. A parte l’aver mangiato per tutte le registrazioni solo wurlstel e fagioli, sembrava che la mia sarebbe stata una breve carriera di fonico, visto che cominciava bene dal lato “artistico”. Ovviamente la casa discografica, seppur di longeva storia e di certo blasone, fallì miseramente, coi nostri sogni brufolosi di techno-pop.
Dopo la batosta, nel mio girovagare fra musicisti e affini del forlivese, mi sono imbattuto in Massimo Carpani, un produttore vero. Con lui ho fatto un sacco di dischi, prevalentemente “dance” e “pop” e comunque sempre con molta ricerca nei suoni. Diversamente non credo sarei durato molto! Anche lui ha tentato di darmi una mano artisticamente, e da lui ho imparato molte cose. Diciamo che ho imparato a fare il produttore?
Avevamo fatto molte registrazioni con gli Arianera, ma ormai la freddezza del tutto-tecnologico mi aveva dato quel che poteva, nonstante i vari interessanti demo a seguire negli anni.
Per un pò ho anche lavorato in radio. Al tempo facevo tre lavori, e il primo era fare le piadine dalle 5 alle 13, poi corsa cibo-treno-radio! Era Radio Sabbia di Riccione. Facevo jingles e qualche regia di programmi; tutto fa brodo. La sera poi si remixava Carmen Russo…
In mezzo a tutta questa frenesia musical-delirante ho incontrato Renato Lombardi, quello dei mitici impianti di amplificazione giganti anni ’70. Prima abbiamo litigato sulla filosofia del suono, poi siamo diventati grandi amici. Con lui, dal ’96 ad oggi, ho imparato a fare il fonico sul serio, cioè dal vivo. Mi ha fatto fare una gavetta impressionante ed al contempo straordinaria, vista la quantità di artisti di tutto il mondo e di tutti i generi con cui ho avuto il piacere di lavorare come fonico. E naturalmente è stata anche una bella lezione di vita, visto che fare il fonico è un po’ come essere un maggiordomo della musica, e Renato è un signore!
Nell'estate '98 ho anche fatto il d.j./animatore in un pub di Rimini facendo una finta radio libera dove la playlist era disastrosa; Britti poi CCCP, Bobby Solo e gli Helmet! Una divertente parentesi.
Lo zibaldone lavorativo mi sciacquava letteralmente i pensieri in testa, soprattutto quelli che riguardavano me! Era ora di cambiare aria e vedendo una vecchia foto di mio padre degli anni ’60 in perfetto stile “beat” mi venne l’idea. Quello che vedevo era un automobilista beat, un po’ sbruffone, un po’ signore, e very-beat! Automobilista-beat? Autobeat!. Cosi con quell’idea cominciai a scrivere delle cose che andavano dal cha-cha-cha al beat-punk con l’intento di fondere le sonorità anni ’60 con testi ironici e visionari, dare voce a quell’automobilista descrivendo il suo bizzarro mondo in bilico tra fantasia e realtà. Per un bel po’ ho continuato a sfornare brani con ottimi i responsi da ogni parte, ma niente disco “vero”.
Poi nel ’99 ho incontrato i Quintorigo. Ho fatto il fonico per il tour di “Rospo”. In quel periodo ho conosciuto John De Leo, lavorarci insieme è stato davvero divertente. Ho sempre ammirato la sua voglia di rottura, e coi Quintorigo ho visto tanti posti dove percepivo c’era un pubblico curioso, cosa non scontata.
Mentre continuavo a vagare nel mondo della musica, ho deciso di farmi un vero studio, smettere con lo studio “dance-oriented” e creare un nido creativo per me e per musicisti capaci. Così con l’aiuto di Renato Lombardi, insieme a Marco Battistini e Michele Barbagli, abbiamo creato un primo luogo dove far nascere le idee. Lo studio era fatto da due piccole stanze separate dal classico vetro, ed eravamo dentro la fabbrichetta di Lombardi in una cabina che ha visto un periodo bellissimo, un clima da “risorgimento creativo” che troverà il suo sfogo negli anni a seguire…
Un giorno imprecisato del 2001 John De Leo mi telefona. Era un bel po’ che non lo sentivo, perché poi i Quintorigo avevano cambiato fonico, e mi sono meravigliato quando mi ha chiesto di collaborare come fonico e manipolatore del suono alle sue produzioni multimediali. Detto fatto: “Songs” (2001), “Re Ietto” (2002), e “Monsters” (2004). Spettacoli ambiziosi, con messaggi forti e impatto visivo notevole. Allora ancora non sapevo che sarebbe stato un incontro importante…
Nel frattempo il lavoro dello studio godeva di un clima particolare e poco a poco divenne un punto di ritrovo per molti musicisti della zona. Dopo anni di scambi umorali di ogni genere, abbiamo deciso di unire seriamente le forze e darci una struttura per cominciare a muoverci come “artisti”. Così nel 2001 nasce Cosabeat: uno studio di registrazione, una sala prove per attività teatrali e musicali e un laboratorio creativo permanente in una bellissima casa colonica nelle campagne forlivesi. Un posto stupendo, ci abbiamo lavorato in tanti per un anno e mezzo, nella neve e nel super-caldo, improvvisandoci muratori, falegnami ed elettricisti! E’ da quella casa che scrivo ora, e c’è un tramonto molto fucsia che dovreste invidiarmi…
Cosabeat è stata una grande scommessa, vinta in parte. Una “Casa di Produzioni”, così come ci definiamo tuttora. Con Cosabeat sono nati tanti progetti sia musicali che teatrali, non li elenco perché è tutto sul sito www.cosabeat.com. Con Cosabeat sono nate anche tante amicizie, e devo dire ormai anche qualche bambino!!
Comunque la vita fra il 2002 ed il 2005 mi ha visto particolarmente propositivo. Oltre a portare avanti gli Autobeat,mi sono buttato in tante avventure artistiche. Ho riesumato un po’ di scheletri dal mio armadio techno-pop e sono tornato alle tastiere, all’elettronica ed alla manipolazione sonora. Ho messo il mio ciarpame di aggeggi elettronici di ogni foggia al servizio di musicazioni di film muti, reading, sonorizzazione di spettacoli teatrali fino al live-set con dj e video installazione. Una sperimentazione in movimento.
Credo sia stato il periodo più mosso di sensazioni della mia vita. Ho vissuto dentro Casabeat in ogni condizione; senza riscaldamento, su bancali, vita totale di campagna, gatti compresi!
Nel 2005 mi sono dato al teatro come attore e musicista in un irriverente spettacolo su Mozart. Una buona occasione per approfondire le mie capacità di lettura sul palco. Intanto la continua collaborazione e amicizia negli anni con John De Leo sfocia in un progetto-reading (guarda caso!) a due voci su Giorgio Manganelli ,“Centurie”. Una bellissima sfida al mondo delle parole, del loro suono, del loro potere immaginifico. Un progetto basato sulla manipolazione sonora, in particolare della sconfinata voce di John, e sui video fatti a mano e in tempo reale.
Dopo molte vicessitudini, il progetto Autobeat naufragava con un disco molto ambizioso pronto ad uscire. Nel 2004 avevo prodotto 14 brani, con tanti ospiti illustri e una band comunque affiatata dall’esperienza Avevamo anche fatto uscire un EP di cinque pezzi come promo auto-prodotto, e la calorosa accoglienza da parte della stampa (più che dalla discografia) mi ha spinto a pensare che gli Autobeat ero io! Per cui nel 2005 ho deciso di fare un disco tutto da solo, pensandolo come un “concept” sulla beat generation italiana. L’incontro con “Mondo Beat” di Stampa Alternativa, curato da Matteo Guarnaccia,mi colpì in pieno. Una raccolta di poesie, foto, articoli, volantini e commenti sull’era beat italiana in cui mi sono ritrovato al punto tale da decidere che era ora di fare Francobeat, parlare di questo in prima persona, senza la maschera pop della band. E così anziché usare a tutti i costi i suoni degli anni ’60, ho scelto di fare di quel periodo un’analisi dal punto di vista sociale, politico, culturale oltre che di costume. Alle voci dei “Capelloni” ho unito quelle di alcuni grandi pensatori del periodo come Ennio Flaiano e Marcello Marchesi. Insomma, dare voce al senso di dissenso. Al reagire, seppur coi propri limiti, alle cose.
Nasce così “Vedo Beat”, che vede la luce nel marzo 2006 grazie all’etichetta messinese Snowdonia, dopo lunga ed affannosa ricerca.
E qui si riparte….