Vedo Beat
Francobeat è un cantautore, a volte un cantastorie, a volte è un vincente, a volte un battuto, un beat. L’idea è quella di “guardare” all’Italia del Boom Economico, nei suoi aspetti più intimamente ribelli. Fra il ’64 e il ’67 è esistita una beat generation italiana, quella condotta dai capelloni e dai provos, gente che con poche cose in mano correva nel mondo, a portare una idea di libertà, di cambiamento. E’ l’Italia stretta tra gli slogan pubblicitari e il pericolo di un conflitto nucleare, di una politica chiusa nelle viscere dei prodromi di quello che oggi chiamiamo “globalizzazione”.
Un manipolo di giovani intellettuali si fa antenna e promotore del movimento beat, disseminando pubblicazioni di “controcultura”, volantini, fogli, giornali…
Un patrimonio di istintività creativa al tempo stigmatizzato molto in fretta, ma sintomo di una “altra” cultura viva ancor oggi. Francobeat raccoglie questo mondo, e lo ripropone non tanto nelle linee musicali anni ’60, peraltro neanche pienamente condivise, ma nella voglia di raccontare un mondobeat, che vive di apici di spensieratezza infantile e di dolenti sorrisi a denti stretti.
E per farlo i discorsi musicali sono (continua)
Zanna Bianca
ZANNA BIANCA
dal romanzo di J.London
Con Ferruccio Filipazzi
Racconto e canto Ferruccio Filipazzi
Chitarra, violino, voce Fabrizio Tarroni
Luci e manipolazioni dei suoni Franco Naddei
Scenografia Giulia Bonaldi
Regia, collaborazione drammaturgica, progetto luci Piera Rossi
( per la Scuola Elementare )
“... E tale era la singolarità di quel gioco, che la sopravvivenza dell’uno stava nel mangiare l’altro, mentre la sopravvivenza dell’altro stava nel non essere mangiato.”
Guercio, nascosto, osserva “aspettando che un qualche capriccio del caso volgesse in suo favore la situazione sulla pista della carne”... il padre di Zanna Bianca: è un lupo grigio che “da molto tempo aveva appreso l’esistenza di fenomeni come il caso e l’opportunità” e forse anche per questo nonostante l’età e la menomazione, mantiene ancora il ruolo di capo; la madre ha sangue di cane, svolge compiti pericolosi e sa elaborare più degli altri strategie utili alla sopravvivenza del branco.
Sarà lei in (continua)
Disinibitols
Folk, Etno, Dub, Hardcore, Techo, Kletzmer sono tutti elementi che NON trovano posto (al momento) in questo anomalo e disinibito quintetto di variopinta estrazione musicale.Non è un progetto né la sonorizzazione del manuale delle Giovani Marmotte, potrebbe essere jazz instabile, più che contaminato ammalato.Il Gran Ballo Triplo ha inizio dalla sconfinata voce del Gran Mogol John De Leo e dalla tecnica non arpeggiata del chitarrista Fabrizio Tarroni. Ai fornelli anche Marco Tamburini che non suonerà campane tubulari. A rimescolare ulteriormente le carte in gioco, incomberanno anche le manipolazioni sonore “fatte a mano” e i fuochi fatui di Francobeat che incendiano l’oboe non metal di Christian Ravaglioli.
Non faremo solo musica, non faremo un reading, non faremo solo cover.
Uno spettacolo insieme non serio, non leggero, non statico.
Un’invenzione mancata, senza Zeta e senza Jota. (continua)
Centurie
“Centuria” : istruzioni per l’uso dalla penna dell’autore.
«Se mi si consente un suggerimento, il modo ottimo per leggere questo libercolo, ma costoso, sarebbe: acquistare diritto d’uso d’un grattacielo che abbia il medesimo numero di piani delle righe del testo da leggere; a ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà a precipitare dal sommo dell’edificio, e man mano che transiterà di fronte alle finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga destinatagli, a voce forte e chiara. È necessario che il numero dei piani corrisponda a quello delle righe, e non vi siano equivoci tra ammezzato e primo piano, che potrebbero causare un imbarazzante silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo spaziale» .
Inevitabile incontro tra artisti non convenzionali, sperimentatori dell’assurdo, ingegneri della metafora. La voce sconfinata di John De Leo e le macchinazioni sonore di Francobeat (continua)
Corde
Diego Sapignolibatteria e percussioni
Antonio Grammentieri chitarra disturbata, depistaggi
Francobeat sinth, trattamenti e maltrattamenti, chitarra
Un'altra perversione per Francobeat Indomito, instancabile, insito, inbilico, incinto, Francobeat in un'altra avventura. Dopo la data al Clandestino di "Sex with an ex", dove in quella avevamo come ospite Xavier Iriondo (già Afterhours); io Diego Sapignoli degli Aidoru, e Antonio Grammentieri ci siamo detti :"Minchia! Bisogna che ci facciamo un disco di questa roba!".E cosi è nato Peste, una cosa che ancora faccio fatica a spiegare, ma di cui presto sentirete parlare su francobeat.net. Per ora un primo vagito è contenuto nella compilation redatta dagli organizzatori del "Festival Internazionale degli Aquiloni" di Cervia, in cui compaiamo con un paio di brani freschi freschi di missaggio! Per ora ci sono una ventina di brani che stiamo lavorando al Cosabeat studio, da cui ne uscirà un disco con collaborazioni di tutto rispetto, e molte sorprese! State all'orecchio... (continua)
MozZart
Luisa Cottifogli, soprano
Franco Ranieri, chitarra
Guido Facchini, pianoforte e tastiere
Franco “Beat” Naddei, regia del suono e voce
Massimo Ottoni, videoarte
Sonia Antinori, dramamturgia
MozZart è un omaggio al compositore e al suo mito. Le più belle arie tratte dalla trilogia dapontiana (Don Giovanni, Nozze di Figaro, Così fan tutte) vengono rivisitate prendendo spunto dal celebre carteggio epistolare di Mozart con la cugina Marianne.
MozZart, con due zeta, così come era solito scrivere Lorenzo Da Ponte, il librettista prediletto dal compositore, per rimarcare la giusta pronuncia del cognome di Wolfang Amedeus. E sono proprio la storpiatura e la manipolazione le idee di base dello spettacolo: rivisitare, con spirito scanzonato e irriverente, alcune fra le più belle arie tratte dalla trilogia dapontiana (Don Giovanni, Nozze di Figaro, Così fan tutte) e alcuni brani strumentali prendendo spunto dal celebre carteggio epistolare di Mozart con la cugina Marianne. Una corrispondenza fitta di riferimenti erotici e scatologici, nella quale il musicista (continua)
Elettrobaaz
E’ un’onda, un rave per aperitivo, un flusso di elettricità dei centri nervosi, un sogno onirico visto dall’occhio di un pesce rosso, affacciato alla finestra del mondo moderno.
Elettrobaaz nasce dall’unione di tre menti elettriche:
Andrea Bernabini videoinstalla,
Max Ferraresi fa cicli coi dischi,
Francobeat frammenta caldi e freddi abbracci elettronici.
Il trio nasce spontaneamente dopo alcune collaborazioni in progetti dove l’immagine è complice di suoni rarefatti e istintivi.
Improvvisazione e razionalità elettrica si sfidano fra video, suono e viceversa. Finto-jazz, clipping, ritmi convulsi e pace ultra-terrena. Nasce subito una grande intesa che produce ore e ore di flussi che attraversano il pesce rosso Baaz e la sua palla di vetro, sottoposti alle vibrazioni in continuo movimento e mutazione.
Il frutto di tutto ciò si manifesta con esibizioni live che spesso vedono la presenza di ospiti illustri a suonare con passione strumenti “veri” , come Franco Ranieri alla chitarra e Guido Facchini al piano e tastiere.
E’ disponibile un DVD promozionale (continua)
AutoBeat
Autobeat è il nome della mia vecchia pelle.
Qui trovate alcune cose che ormai appartengono ad un passato, non remoto, né glorioso, ma bello.
Il concetto di Automobilista Beat è trasmutato nella sua personificazione in Francobeat, cioè io. All'esperienza con Autobeat devo molto e sono state create tante belle canzoncine che vi invito caldamente ad ascoltare e scaricare dal sito. Andatevi a scoprire le peripezie degli Autobeat!
(continua)
